Il messaggio di Natale dell’assistente della Confederazione delle Confraternite d’Italia

Il messaggio di Natale dell’assistente della Confederazione delle Confraternite d’Italia

Carissimi confratelli e consorelle, il mosaico della cattedrale di Monreale che raffigura la Natività di Gesù si ispira alle icone orientali.

Il bambino all’interno di una grotta è deposto in una culla ed è avvolto in fasce come un defunto deposto nel sepolcro e avvolto in bende. La fasciatura di Gesù appena nato richiama quella del suo corpo tolto dalla croce e preparato per essere sepolto in una grotta.

Questo se da una parte indica la comunanza di destino di Gesù con ogni persona umana, la cui vita terrena si svolge dalla culla alla tomba, dall’altra parte richiama la totalità del Vangelo che ha il suo momento culminante nella risurrezione di Cristo nella quale si manifesta la sua divinità, che vince la morte. Dalla Pasqua si effonde sull’intera umanità e su tutto il creato la pace come dono di Dio.

Il Natale di Gesù Cristo, nel quale la gloria di Dio nei cieli si coniuga con la pace in terra per le persone che egli ama, ci dà la gioia di essere abbracciati da Dio e di volere bene a noi stessi e a tutti i nostri fratelli e sorelle. Il Figlio di Dio, nasce come figlio della terra perché noi possiamo nascere come figli del cielo, destinati all’eternità. Nel mistero del Natale cielo e terra sono uniti in una alleanza di amore come aveva preannunciato il profeta Isaia negli inni nei quali gli strumenti di guerra diventeranno strumenti di pace per coltivare la terra (Is.2,4) e gli animali fra loro ostili saranno rappacificati (Is.11,6-8) con l’arrivo dell’Emmanuele.

Nella Bibbia il dono della pace è la pienezza dei beni messianici: la giustizia, la libertà, la salute, il benessere, la prosperità, la gioia, la pienezza della vita. Gesù, che è il “Principe della Pace” (Is. 9,5) e “la nostra Pace” (Ef. 2,14) è il mediatore della pace sorretta dalla speranza e vivificata dall’amore.

La pace che ci lascia il Signore è ben diversa da quella che dà il mondo, basata sulla brama di potere politico ed economico, sull’orgoglio nazionale, sulla legge del più forte, sulla sopraffazione dei deboli. Non è la pace come assenza di conflitti, non è la pace che si fonda sul motto “se vuoi la pace prepara la guerra” o sull’altro “fecero il deserto e lo chiamarono pace”. La pace è una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno nelle dimensioni indissociabili di pace del cuore con sé stessi, la pace con gli altri nella famiglia , nella propria confraternita e nella Confederazione, fra le nazioni e la pace con il creato.

Chi desidera la pace non distrugge, ma crea ponti di solidarietà e di accoglienza. In questo Natale vogliamo impegnarci a pregare perché cessi la spirale di violenza il fragore delle armi in Ucraina e nelle altre parti del mondo, e si cominci a fare dei passi nella direzione di una pace fondata sulla giustizia che rinnovi la speranza.

+ Michele Pennisi

Arcivescovo emerito di Monreale Assistente della Confederazione delle Confraternite delle diocesi d’italia

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