La capacità di farci restare senza parole. Non solo perché parlare dello Spirito Santo è impresa difficile, ma anche perché il testo scelto dal nostro assistente, don Domenico Spagnoli, è così ficcante, fa così a fondo chiamandoci a risposte personali da non poter essere esternate senza correre il rischio di dire banalità.
Alla fine di queste mese di maggio, nell’ultimo venerdì dedicato alla riunione formativa-informativa, don Domenico ci ha donato il piacere della lettura commentata dell’omelia di papa Francesco che ha tenuto nella Basilica di San Pietro il 23 maggio del 2021, giorno di Pentecoste.
Dice il Papa: «Tutti noi cerchiamo consolazioni, ma le consolazioni del mondo sono come gli anestetici, danno un sollievo momentaneo, ma non curano».
Ed ecco la necessità di aprirsi allo Spirito che è il nostro Paraclito, il nostro consolatore e nostro avvocato.
A nostra volta anche noi siamo chiamati a diventare paracliti, cioè consolatori.
Infine il Paraclito afferma il primato dell’insieme. «Nell’insieme, nella comunità lo Spirito – ci dice il sommo pontefice – predilige agire e portare novità. Guardiamo agli Apostoli. […] Ma quando ricevono lo Spirito imparano a non dare il primato ai loro punti di vista umani, ma all’insieme di Dio. […] Il Paraclito spinge all’unità, alla concordia, all’armonia delle diversità».
E noi come Confraternita come ci poniamo davanti a queste affermazioni?
Come invita e consiglia papa Francesco: «Metti Dio prima del tuo io. E’ il passo decisivo della vita spirituale, che non è una collezione di meriti e di opere nostre, ma umile accoglienza di Dio».
• 27 maggio 2022



