Le ha definite «le cinque sere dell’anima» quelle che caratterizzeranno questa quintena di preparazione alla celebrazione Festa della Sacra Spina.
Lo ha detto mons. Pietro Santoro, vescovo emerito dei Marsi, nel dare inizio alla sua omelia nel corso della santa messa in questo cammino di avvicinamento alla Festa dell’8 aprile.
Prima serata nella chiesa di Santa Maria Maggiore con la presenza della Confraternita del Monte dei Morti che ha raccolto l’invito a partecipare della Confraternita della Sacra Spina e Gonfalone.
E le parole di mons. Santoro, come nel suo stile, sono state dirette e inequivocabili per farci avvolgere dal mistero ed amare Cristo.
«Questa è una celebrazione cuore della storia della Città del Vasto» ha esordito il prelato nella chiesa dove sono le sue radici, le radici della sua famiglia, la chiesa del suo battesimo e della sua consacrazione episcopale. «Siamo qui per ritrovare parole come ferite, croce, salvezza, speranza facendole risuonare come se fossero pronunciate per la prima volta e preservarle dalla perversione. Per cambiare lo sguardo su noi stessi e sugli altri, perché tutto può cambiare dal modo in cui guardiamo e ci guardiamo per tornare ad amare Gesù, non l’idea di Gesù, ma i suoi gesti, il suo dolore, le sue ferite, la sua tenerezza, la sua presenza di misericordia».
Parole che spingono a ritrovare la cultura del dono, tutto questo non per scappare dalla vita ma per fermarci per viverla in un altro modo sull’esempio di quell’uomo appeso sul calvario.
«E come dicono in Africa ci fermiamo per permettere alle nostre anime di raggiungerci. Perché corriamo il vivere con il corpo da una parte, la testa da un’altra parte e l’anima non si sa dove sia. Per riscrivere una nuova stagione della vita. Per eliminare parole svuotate e riempite di nulla».
La cerimonia eucaristica si è conclusa con il dolce canto dell’Ave Spina e l’esposizione della Sacra Spina nella cappella dedicata.
• 3 aprile 2022














