Nel salone delle conferenze nei locali della parrocchia della chiesa di Santa Maria Maggiore nel Palazzo Ricci si è tenuto questo pomeriggio l’incontro di catechesi riservato alle Confraternite della diocesi Chieti-Vasto anche in preparazione alla Santa Pasqua. Un appuntamento curato da don Davide Spinelli, direttore diocesano alle Confraternite, con l’intervento del parroco don Domenico Spagnoli, assistente della Confraternita della Sacra Spina e del Gonfalone, che ospitato l’incontro di catechesi.

E’ stato Massimo Stivaletta, priore della Confraternita della Sacra Spina e del Gonfalone, a dare il bevenuto in particolare alle confraternite di San Vito Chietino, Bolognano e Francavilla al Mare ringraziando don Spinelli per «la costante vicinanza che ci fa dono» e Nino D’Annunzio, coordinatore delle confraternite vastesi, tutte presenti all’incontro. Il priore ha ricordato come nella parrocchia di Santa Maria Maggiore venga custodita gelosamente la reliquia della Sacra Spina evidenziando come con la quinta domenica di Quaresima venga ufficialmente aperta la quintena di preparazione.

Don Spagnoli ha trattato il tema de “La devozione della Sacra Spina” per un pomeriggio fecondo nella meditazione della passione di Gesù Cristo. Un momento di fraternità nel tempo di Quaresima proprio in occasione della Festa della Sacra Spina. Il parroco di Santa Maria Maggiore ha fornito il quadro storico nel quale si colloca la devozione e l’inizio della custodia della Sacra Spina. Punto di partenza il Concilio di Trento nel 1545, che si prolungò fino al 1563, al quale parteciparono ambasciatori di Stati e Chiese locali provenienti da diversi paesi per ribadire che senza la Chiesa non si poteva accedere alla Verità. Tra questi ambasciatori c’era pure “il nostro” Ferdinando d’Avalos al quale Papa Pio IV fece arrivare una spina della corona di Cristo. A sua volta il marchese d’Avalos fa ereditare la Sacra Spina a Alfonso Felice d’Avalos che la consegnò alla Collegiata di Santa Maria Maggiore. “Una reliquia che in sé non dice niente – ha spiegato don Domenico – se non vi è un culto, la devozione del popolo». Di qui il valore speciale per questa reliquia indiretta non da contatto e quindi la differenza della nostra devozione aòòa reliquia rispetto all’adorazione.

La Sacra Spina ha segnato al storia di Vasto dal 1600 ad oggi. Tutte le difficoltà del popolo vastese legate al mare, alla pestilenza, alle invasioni, agli incendi, alle malattie hanno avuto come tramite per avvicinarsi a Cristo attraverso la reliquia conservata nella chiesa di Santa Maria Maggiore. «La nostra è una reliquia itinerante – ha spiegato don Spagnoli – non solo perché è stata portata fuori dalla chiesa in occasione delle processioni ma ogni qualvolta ce ne era bisogno per invocare un flusso di grazia per intercessione della Sacra Spina».